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| foto 1 |
Ecco la recensione di Massimo alla visita:
Finalmente ! Sì, è proprio il
caso di dirlo: finalmente siamo riusciti a visitare il Museo Bandini a Fiesole,
che, ha dispetto della targa apposta a lato dell'ingresso col dettagliato
orario di visita, è sempre chiuso !
Se siamo riusciti a vederlo,
dobbiamo ringraziare Eugenio Stefani che con tenacia e pazienza è arrivato a
procurarci l'apertura del Museo e con tanto di guida, veramente esperta e di
chiara esposizione: Silvia Borsotti.
Il gruppetto dei partecipanti
di "Quelli del Pignone", sette in tutto come si vede dalla foto di
gruppo scattata all'interno del Museo (Foto 1), è rimasto molto soddisfatto
della conduzione della visita.
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| foto 2 |
Il Museo Bandini (Foto 2)
nasce, come altri già visti, dall'eredità di un collezionista: Angelo Maria
Bandini (Firenze, 1726 - Fiesole, 1803); era un prelato, colto e appassionato
d'arte, vissuto in pieno Settecento, ovvero in un'epoca in cui si considerava
"primitiva", in senso dispregiativo, tutta la pittura prodotta dal
XIII secolo fino al Botticelli compreso.
Il Bandini, però, fu un
erudito d'eccezione per l'epoca, tanto da comprendere e valorizzare l'Arte del
Medioevo e riuscì a raccogliere una discreta collezioni di dipinti
"primitivi" che chiese, conventi e istituzione tendevano a
disfarsene.
Il Museo è dal 1913 ospitato
in una palazzina costruita appositamente dall'architetto Castellucci, dietro
l'abside del duomo, e raccoglie, dunque, prevalentemente opere pittoriche, dal
XIII secolo fino agli albori del XVI secolo, di artisti prevalentemente italiani, direi toscani; ad
alcune di queste opere si aggiunge al valore artistico anche quello storico.
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| foto 3 |
L'opera più antica è una
"Crocifissione" (Foto 3) datata 1270-75 da un Maestro di Galliano,
attivo a Firenze nella seconda metà del XIII secolo. Del Trecento, Nardo di
Cione (fratello del più noto Andrea di Cione detto l'Orcagna) ci offre una
particolare immagine della "Madonna del parto" (Foto 4) del 1355 ca.
Arrivati al Quattrocento, sono notevoli le quattro tavole dipinte da Jacopo del
Sellaio (Firenze, 1443 - 1493) con i "Trionfi" secondo il poema del
Petrarca, delle quali la (Foto 5) mostra il trionfo dell'Amore e quello della
Pudicizia; pitture, queste che la nostra guida ci ha magistralmente illustrato seguendo tutta
la complessa simbologia che sviscera la logica del pensiero petrarchesco.
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| foto4 |
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| foto 5 |
Anche la scultura è presente
in questo Museo, con opere del Quattro/Cinquecento, ad esclusione di una
trecentesca "Madonna col Bambino" della scuola di Andrea Orcagna.
Tra le sculture è da
segnalare una "Madonna col Bambino" modellata in terracotta, dipinta
a freddo, (Foto 6), attribuita a Filippo Brunelleschi (del 1400-1415), tornata
al Museo da un recente restauro; la particolare concezione del gruppo, dove il
Bambino è atteggiato come a cercare protezione nella madre, ha rappresentato
uno schema artistico molto ripetuto dagli artisti successivi. |
| foto 6 |
Notevole è anche la raccolta
di terrecotte invetriate dei Della Robbia e dei Buglioni, esposte in un ampio
salone (Foto 7) nel quale ha termine la visita del Museo.
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| foto 7 |
Il filmato che ho composta
dovrebbe illustrare meglio la consistenza di questo Museo, dove la rassegna
delle opere esposte è fatta in maniera più ampia e più di metà del tempo del
filmato è dedicato ad alcune delle spiegazioni offerteci dalla guida Silvia Borsotti.
La mattinata non è finita con
la visita al Museo, ma, scesi a San Domenico (Foto 8), all'ingresso del locale
Convento domenicano, ci attendeva un'altra guida nella persona del priore don
Aldo Tarquini.
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| foto 8 |
Il convento di San Domenico
fu fondato dal beato Giovanni Dominici nel 1406, quando ancora a Firenze,
presso la basilica di San Marco, il convento era occupato dai padri
Salvestrini.
A San Domenico dimorò per
qualche tempo il Beato Angelico dove eseguì alcune pitture a fresco, ma delle
quali oggi rimane solo una Crocifissione (Foto 9) nella Sala del Capitolo,
alquanto deperita, ma leggibile.
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foto 9
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Il Convento oggi ospita, come
molti altri edifici storici dei dintorni, sezioni della EUI (European
University Institute), grazie alla quale tali edifici hanno avuto i necessari
restauri e sono attualmente mantenuti.
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| foto 10 |
Il chiostro, composto da un
bel porticato su due lati, incornicia il giardino degli aranci amari (Foto
10). Superato il braccio del convento
dov'era il noviziato, attraversato l'uliveto, si giunge alla Cappella delle
Beatitudini, un triportico con volte affrescate (Foto 11), ma con le pitture molto danneggiate, sebbene
fatta restaurare nel 2016 col contributo dell'avv. Paolo Fresco.
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| foto 11 |
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| foto 12 |
Infine, la visita alla chiesa
(Foto 12) dove la celebre e bella pala
d'altare del Beato Angelico, nella prima cappella a sinistra entrando, non era
presente perché in restauro.
Notevole l'architettura
barocca in legno dorato dell'altare maggiore (Foto 13) che ricorda lo stile
"Manuelito", ovvero il barocco della Spagna.
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| foto 13 |
Un pranzo veloce, buono, alla
locale Trattoria "Piatti e Fagotti" di via delle Fontanelle, il cui
nome è ispirato dalla vicina Scuola di Musica di Fiesole; caffè all'angolo,
presso il bar-alimentari "Le Fontanelle", visibile nella Foto 8.
Giornata serena, soleggiata e
come al solito, anche se in pochi, passata allegramente.
Qua trovate il bel filmato di Massimo
Crediti:
Massimo Pinzauti recensione della visita foto e filmato
Eugenio Stefani : organizzazione della visita
Mauro Cappelli: pubblicazione e gestione del blog