L’incontro
di metà mese, dopo diverse settimane di pausa, è stato
particolarmente sentito.
Quando si
incontra l’interlocutore “giusto”, è naturale orientare la
conversazione verso temi che ci stanno a cuore. In questo caso, avevo
davanti una persona che condivideva sensibilità e interesse: come
spesso accade nelle conversazioni vivaci, è stato interrotto più
volte. Ho cercato di riprenderlo appena possibile. il tema era
l’esercizio fisico. Il collega mi è parso sinceramente
interessato, ma una nuova interruzione — questa volta decisamente
straordinaria — ha sospeso ancora il discorso: una sfilata in
costume in piazza, con trombe, tamburi e perfino cannonate.
Riprendo
adesso il filo e racconto la mia esperienza personale. Intorno ai 70
anni ho modificato in modo deciso alcune abitudini consolidate, tra
cui quella — dominante — della sedentarietà. Per decenni avevo
trascorso la maggior parte del tempo seduto. Solo approfondendo la
letteratura scientifica sul tema dell’invecchiamento ho compreso
che tale stile di vita mi avrebbe verosimilmente esposto alle tipiche
patologie croniche dell’età avanzata, molte delle quali, almeno in
parte, prevenibili.
Ho iniziato
con la camminata. Tuttavia, emergeva con chiarezza che per ottenere
benefici significativi fosse necessario mantenere un’intensità
adeguata. “Camminare veloce” è un’indicazione generica:
ciascuno ha la propria velocità ottimale. Se si procede troppo
lentamente lo stimolo è insufficiente; se si eccede, sopraggiungono
affaticamento e abbandono.
Ho assunto
come riferimento la frequenza cardiaca, cercando di superare
stabilmente i 90–100 battiti al minuto. Nei primi mesi vi riuscivo
con relativa facilità; successivamente, per effetto dell’adattamento
fisiologico, ciò diventava meno immediato. Ho quindi introdotto
brevi tratti di corsa, fino a stabilizzare un nuovo equilibrio.
Oggi, da
anni, “corro” quasi quotidianamente circa 3 km a una velocità
compresa tra 9 e 10 km/h. È diventato il mio standard personale,
compatibile con l’età e con le indicazioni fisiologiche sulle zone
di intensità raccomandate. Le pulsazioni medie rientrano nei valori
suggeriti per la mia fascia anagrafica.
Non si
tratta di una prestazione sportiva, ma di una soglia funzionale che
cerco di mantenere nel tempo. E, aspetto non trascurabile, l’attività
è divenuta piacevole: la “corsetta” quotidiana è ormai parte
integrante della mia giornata.
Questa è
semplicemente la mia esperienza personale. Sono partito da uno stile
di vita estremamente sedentario e non avrei immaginato di poter
raggiungere questo livello di continuità. Proprio per questo ritengo
utile condividerla: il cambiamento è possibile anche in età
avanzata, purché graduale e ragionevole.
Naturalmente
ogni situazione clinica è diversa e richiede prudenza. Tuttavia, per
chi può, suggerisco seriamente di considerare l’introduzione di
un’attività simile regolare.
Non mi
soffermo a elencare in dettaglio i benefici dell’esercizio fisico,
ampiamente documentati in letteratura: miglioramento del sonno,
dell’umore, della capacità funzionale e della qualità della vita.
Vi sono poi
effetti meno immediatamente percepibili ma plausibili sul piano
fisiologico: migliore ossigenazione delle nostre cellule, maggiore
efficienza cardiovascolare, miglior controllo metabolico. Tutti
elementi che concorrono alla prevenzione o al ritardo di molte
patologie croniche tipiche dell’età avanzata.
Il
movimento non è un accessorio, bensì una componente strutturale
della salute. Ignorarlo per decenni ha conseguenze prevedibili;
recuperarlo, anche tardi, può ancora produrre benefici
significativi.