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| Foto 1 |
Segue la recensione della visita di Massimo :
Creare un museo dedicato alla famiglia dei Medici di Firenze non è certo facile; una famiglia che ha governato, con diversi titoli, a Firenze e poi sulla Toscana (escluso il ducato di Lucca) per 300 anni. Il vero Museo, sebbene diffuso, ci è offerto da Firenze in primis e dalla Toscana con i suoi palazzi e ville, gallerie e musei vari.
Quello allestito da qualche anno negli ambienti superstiti del Monastero di Santa Maria degli Angeli, comprendente anche la Rotonda del Brunelleschi, ci dà comunque una certa conoscenza di questa storica e importante famiglia.
Pur essendo un museo di nicchia, la foto di gruppo (Foto 1) ci mostra una rilevante partecipazione dei pensionati di “Quelli del Pignone”.
Il Museo fu fondato nel 2019 in occasione delle manifestazioni per il cinquecentenario della nascita di Cosimo I e di Caterina de’ Medici; inizialmente ebbe sede nel Palazzo Sforza-Almeri (in via dei Servi, angolo con via del Castellaccio), poi dal 2023 è collocato, come detto sopra, nella Rotonda del Brunelleschi e nell’ex Monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli (Foto 2) restituendo così fruibili al pubblico anche questi due siti storici.
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| Foto 2 |
Dall’Enciclopedia Universale Rizzoli-Larousse (ediz. 1971) abbiamo la seguente biografia, in breve, di questo mecenate.
[ Al servizio di Sigismondo di Lussemburgo (che lo creò conte – ispàn, da cui il soprannome – di Temesvàr, odierna Timisoaral), combatté in Italia contro Carlo III di Durazzo e in Serbia contro i Turchi (1411-1412, costituzione del despotato di Serbia). In Italia la campagna militare più rilevante fu condotta dallo Spano durante la guerra tra Venezia e Sigismondo (1411-1413): a capo di un esercito boemo-magiaro conquistò Udine, guidò scorrerie fino a Verona, alle porte di Trieste (Muggia) e in Dalmazia; venne fermato però dai Veneziani guidati da Carlo II Malatesta che lo batté tra la Livenza e il Tagliamento (agosto 1412), sicché Pippo Spano dovette ripiegare a Belluno. Le operazioni vennero interrotte per la tregua dell’aprile 1413. Il re Sigismondo si servì del condottiero (che sposò Barbara di Ozora) come ambasciatore a Roma, governatore generale dell’Ungheria (dove svolse proficue attività bancarie), e suo rappresentante al concilio di Costanza. Un suo celebre ritratto è stato dipinto, verso il 1450, da Andrea del Castagno (oggi alla Galleria degli Uffizi). ]
Una vita complessa che suggerisco di leggere più dettagliatamente nel Dizionario Biografico degli Italiani (della Treccani) al seguente link
https://www.treccani.it/enciclopedia/filippo-scolari_(Dizionario-Biografico)/
Tornando alla Rotonda, non ho trovato la data in cui fu terminato l’edificio ottagonale, però dalla “Nova pulcherrimae civitatis Florentiae topographia accuratissime delineata” di Firenze fatta da Stefano Buonsignori, del 1584, lo vediamo completato (vedi sempre in Foto 2).
La destinazione dell’edificio è variata nel tempo; nell’800 ebbe il suo studio lo scultore Pazzi, responsabile della statua a Dante in Piazza Santa Croce e del monumento al Savonarola, oggi nella omonima piazza.
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| Foto 3 |
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| Foto 4 |
Usciti dalla Rotonda ci siamo recati lungo via degli Alfani dove al numero 39 entriamo nell’ex monastero di Santa Maria degli Angeli, con ingresso dalla chiesa. Fu questo luogo prediletto da Cosimo il Vecchio e polo centrale dell’umanesimo fiorentino, dotato della più prestigiosa biblioteca umanistica del mondo. Guidato dal priore Ambrogio Traversari, grande erudito e figura di riferimento della politica culturale medicea, il monastero divenne un’ambiente di studio, traduzione e confronto internazionale, teatro degli incontri che accompagnarono il Concilio di Firenze del 1439.
Tra le sue mura operarono artisti, maestri, del primo Rinascimento: Lorenzo Monaco (al secolo Piero di Giovanni, nato a Siena o Firenze nel 1370 ca. e morto a Firenze nel 1425) che fu lì maestro del Beato Angelico (Fra’ Angelico ovvero Giovanni da Fiesole, al battesimo Guido di Pietro, nato a Vicchio nel 1395 circa e morto a Roma nel 1455).
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| Foto 5 |
L’aula della chiesa (Foto 5), ben conservata, è impiegata nel contesto museale come area per le mostre temporanee; al momento della nostra visita la mostra era dedicata ad uno dei personaggi della famiglia medicea: Claudia (1604-1648), figlia del Granduca di Toscana Ferdinando I, sorella di Cosimo II e zia di Ferdinando II; ebbe un ruolo importante nella storia della famiglia per la discendenza che derivò dai suoi due matrimoni (vedasi la genealogia nella foto successiva): con Federico Ubaldo della Rovere, duca d’Urbino, e poi con Leopoldo V Arciduca d’Austria e conte del Tirolo (Foto 6).
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| Foto 6 |
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| Foto 7 |
Dalla porta laterale della chiesa si passa nel bel chiostro (Foto 7), detto degli Angeli, disegnato da Bartolomeo Ammannati (Settignano, 1511 – Firenze, 1592) e dal quale si vede la parte aerea dell'elegante campanile. Le lunette sotto i portici, commissionate dall’abate Silvano Razzi, sono affrescate con le “Storie della Genesi”, affidate a Bernardino Poccetti (Bernardo Barbatelli, Firenze 1548 – ivi, 1612), nel braccio al lato chiesa, mentre gli affreschi delle altre lunette illustrano “Storie di San Romualdo”, fondatore dei Camaldolesi, e furono affidate ad Arsenio Mascagni (Firenze, 1579 – ivi, 1637, frate Servita) e Bernardino Monaldi (incerti luogo e data di nascita, visse a cavallo del ‘500 e ‘600).
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| Foto 8 |
Sempre nel chiostro, sopra le dieci porte che si aprono nel porticato, sono collocati busti in marmo che rappresentano personaggi in parte della sfera sacra dei camaldolesi (San Romualdo, fondatore, o il celebre priore e umanista Ambrogio Traversari) e in parte a figure del culto cristiano come San Giacomo, la Vergine, Gesù Cristo e il Padre Eterno (Foto 8).
Le sculture furono sempre commissionate, come gli affreschi, dallo stesso abate Razzi il quale affidò l’esecuzione delle opere a Giovanni Battista Caccini (Firenze ?, tra 1559 e 1562 – Firenze, 1613), allievo del Giambologna, per otto busti, mentre gli altri due furono eseguiti da Pietro Francavilla (Pietre Franqueville, nato a Cambrai, Francia, 1548 e morto a Parigi, 1616) collaboratore del Giambologna nelle esecuzioni marmoree; quest’ultimo scolpì il busto del Traversari e quello di san Romualdo. Questa è senz’altro una serie di sculture che dimostrano l’altro livello artistico raggiunto in questo periodo di grande prosperità medicea e dello stato.
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| Foto 9 |
Dal chiostro si accede al Refettorio (Foto 9) dove nella parete di fondo è affrescata una “Ultima Cena” da Ridolfo del Ghirlandaio (Firenze, 1483 – ivi, 1561) , figlio del più celebre Domenico. La scena che ci si presenta, dipinta nel 1543, è manifestamente ispirata da quella affrescata da Andrea del Sarto nel 1527, ovvero sedici anni prima, come si palesa nel confronto espresso nella foto suddetta; disposizione degli Apostoli e loro atteggiamenti, nonché l’architettura della sala apparecchiata sono sorprendentemente simili tra i due affreschi.
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| Foto 10 |
Sempre dal chiostro, per una porta opposta a quella per la quale siamo entrati nel Refettorio, si accede alla Capella Ticci (Foto 10), destinata a mausoleo di questa famiglia di Figline Valdarno della quale Crisostomo Ticci fu un importante abate del monastero e la sua sepoltura è indicata dalla lapide nel pavimento della cappella. La cupola con la “Gloria di Dio Padre” è affrescata da Bernardino Poccetti e dello stesso autore è l’affresco alla parete opposta all’altare con «Giuseppe tentato dalla moglie di Putifarre». Sull’altare la pala centrale rappresenta «Resurrezione del figlio della vedova di Nain» di Giovanni Battista Mossi (1567 / 72 – notizie fino al 1601), mentre le due tavole ai lati raffigurano “San Matteo” e “San Francesco” dipinte da Giovanni Balducci, detto Il Cosci (Firenze, 1560 – Napoli, 1631).
Con questa cappella termina anche il percorso attuale della visita al Museo; detto attuale perché è in allestimento una biblioteca per l’esposizione di molti libri d’antiquariato del patrimonio mediceo, per cui diventeranno fruibili ulteriori ambienti dell’ex monastero. Speriamo, in un futuro prossimo, che tale espansione possa renderci fruibile anche un altro chiostro del convento confinante con il lato sinistro della chiesa.
Comunemente si associa la famiglia Medici al mecenatismo nel campo delle arti figurative, dell’edificazione, della filosofia e della letteratura, ma spesso sfugge anche l’interesse che hanno avuto per le scienze, specialmente al tempo del granduca Ferdinando II. È in quel periodo che il granduca, assieme al fratello cardinale Leopoldo, promuove la creazione dell’Accademia del Cimento: la prima accademia scientifica ad applicare il metodo sperimentale di Galeo Galilei. Il motto dell’Accademia era appunto: “Provando e Riprovando”, però non nel senso della reiterazione di tentavi, ma approvando (qui il significato di provando) ciò che sperimentalmente è verificato e rifiutando (riprovando) ciò che la sperimentazione non conferma.
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| Foto 11 |
L’Accademia del Cimento attivò proprio in questo monastero di Santa Maria degli Angeli il primo osservatorio meteorologico al mondo, limitato alla misurazione della temperatura dell’aria, quotidianamente, dal 1654 al 1670, grazie ai termometri ideati dagli scienziati di quell’Accademia. Nel chiostro è ricordata questa attività in un pannello in cui sono riportate le temperature record, massime e minime, osservate nel periodo di attività suddetto (Foto 11). Leggendo i valori, pur ammettendo qualche incertezza di misura dovuta ai primi termometri, si direbbe che anche nel ‘600 il clima aveva le sue stranezze.
Il Museo dei Medici, nell’intento dei fondatori, non è solo un centro espositivo della storia della famiglia, ma vuol essere anche un centro di divulgazione e di studio e, quindi, è proprio con questo intento che vengono organizzate mostre temporanee a tema. Per saperne di più invito a consultare il sito del Museo al link
La visita al Monastero degli Angeli mi ha suscitato molto interesse; probabilmente porterò avanti lo studio per scriverne una “guida”.
Ringraziamo Massimo per tutto il tempo che dedica al nostro Gruppo.
Alla
recensione di Massimo mi viene naturale aggiungere una riflessione
personale. Da oltre dieci anni coltivo un interesse costante per la
storia del paese natale di mia madre, un percorso che mi ha portato a
entrare in contatto con le vicende della famiglia
Medici.
Recentemente avevo già condiviso un breve riassunto
sulla famiglia Comandi, originaria proprio di quel luogo, che ebbe
rapporti diretti con i Medici nel periodo di Lorenzo il Magnifico e
di suo padre Piero.
La novità più significativa è però
emersa da poco: presso l’Archivio di Stato di Firenze ho
individuato un protocollo notarile redatto da un membro della
famiglia Comandi. Si tratta di un documento di grande interesse, che
sembra delineare in modo concreto le vicende familiari e i loro
legami con importanti casate dell’epoca, tra cui Medici, Scala,
Visconti e Alberti.
Sto approfondendo queste scoperte con grande
entusiasmo: ogni nuovo dettaglio contribuisce a rendere questo
percorso di ricerca sempre più coinvolgente.
Qua trovate il link al materiale già condiviso.
Mauro Cappelli
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