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| Foto 1 |
Segue la recensione della visita di Massimo :
Creare un museo dedicato alla
famiglia dei Medici di Firenze non è certo facile; una famiglia che
ha governato, con diversi titoli, a Firenze e poi sulla Toscana
(escluso il ducato di Lucca) per 300 anni. Il vero Museo, sebbene
diffuso, ci è offerto da Firenze in primis e dalla Toscana con i
suoi palazzi e ville, gallerie e musei vari.
Quello
allestito da qualche anno negli ambienti superstiti del Monastero di
Santa Maria degli Angeli, comprendente anche la Rotonda del
Brunelleschi, ci dà comunque una certa conoscenza di questa storica
e importante famiglia.
Pur
essendo un museo di nicchia, la foto di gruppo (Foto 1) ci mostra una
rilevante partecipazione dei pensionati di “Quelli del Pignone”.
Il
Museo fu fondato nel 2019 in occasione delle manifestazioni per il
cinquecentenario della nascita di Cosimo I e di Caterina de’
Medici; inizialmente ebbe sede nel Palazzo Sforza-Almeri (in via dei
Servi, angolo con via del Castellaccio), poi dal 2023 è collocato,
come detto sopra, nella Rotonda del Brunelleschi e nell’ex
Monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli (Foto 2)
restituendo così fruibili al pubblico anche questi due siti storici.
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| Foto 2 |
La
Rotonda è un edificio a pianta ottagonale la cui costruzione fu
avviata da Flippo Brunelleschi nel 1432 ma sospesa nel 1437 (data
scolpita su un’architrave in pietra, dell’epoca) e doveva essere
una cappella collegata al monastero camaldolese; tale costruzione era
sovvenzionata da un lascito di Filippo Scolari, detto anche Pippo
Spano, nato a Tizzano (prossimo a Firenze) nel 1369 e morto a Lippa,
in Ungheria, nel 1426.
Dall’Enciclopedia
Universale Rizzoli-Larousse (ediz. 1971) abbiamo la seguente
biografia, in breve, di questo mecenate.
[
Al servizio di Sigismondo di Lussemburgo (che lo creò conte –
ispàn, da cui il soprannome – di Temesvàr, odierna Timisoaral),
combatté in Italia contro Carlo III di Durazzo e in Serbia contro i
Turchi (1411-1412, costituzione del despotato di Serbia). In Italia
la campagna militare più rilevante fu condotta dallo Spano durante
la guerra tra Venezia e Sigismondo (1411-1413): a capo di un esercito
boemo-magiaro conquistò Udine, guidò scorrerie fino a Verona, alle
porte di Trieste (Muggia) e in Dalmazia; venne fermato però dai
Veneziani guidati da Carlo II Malatesta che lo batté tra la Livenza
e il Tagliamento (agosto 1412), sicché Pippo Spano dovette ripiegare
a Belluno. Le operazioni vennero interrotte per la tregua dell’aprile
1413. Il re Sigismondo si servì del condottiero (che sposò Barbara
di Ozora) come ambasciatore a Roma, governatore generale
dell’Ungheria (dove svolse proficue attività bancarie), e suo
rappresentante al concilio di Costanza. Un suo celebre ritratto è
stato dipinto, verso il 1450, da Andrea del Castagno (oggi alla
Galleria degli Uffizi). ]
Una
vita complessa che suggerisco di leggere più dettagliatamente nel
Dizionario Biografico degli Italiani (della Treccani) al seguente
link
https://www.treccani.it/enciclopedia/filippo-scolari_(Dizionario-Biografico)/
Tornando
alla Rotonda, non ho trovato la data in cui fu terminato l’edificio
ottagonale, però dalla “Nova pulcherrimae civitatis Florentiae
topographia accuratissime delineata” di Firenze fatta da Stefano
Buonsignori, del 1584, lo vediamo completato (vedi sempre in Foto 2).
La
destinazione dell’edificio è variata nel tempo; nell’800 ebbe il
suo studio lo scultore Pazzi, responsabile della statua a Dante in
Piazza Santa Croce e del monumento al Savonarola, oggi nella omonima
piazza.
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| Foto 3 |
Entrati
nella Rotonda (Foto 3) si osserva che, approfittando della pianta
centrata dell’edificio con vani disposti radialmente destinati in
origine a fungere da cappelle (meno uno per l’ingresso dalla
piazza), in ognuno di questi vani è allestito con testimonianze
documentarie e oggettistiche della famiglia medicea, come genealogie,
libri biografici, illustrazioni concernenti le promozioni o
mecenatismo per lo sviluppo delle arti e delle scienze (Foto 4).
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| Foto 4 |
Usciti
dalla Rotonda ci siamo recati lungo via degli Alfani dove al numero
39 entriamo nell’ex monastero di Santa Maria degli Angeli, con
ingresso dalla chiesa. Fu questo luogo prediletto da Cosimo il
Vecchio e polo centrale dell’umanesimo fiorentino, dotato della più
prestigiosa biblioteca umanistica del mondo. Guidato dal priore
Ambrogio Traversari, grande erudito e figura di riferimento della
politica culturale medicea, il monastero divenne un’ambiente di
studio, traduzione e confronto internazionale, teatro degli incontri
che accompagnarono il Concilio di Firenze del 1439.
Tra
le sue mura operarono artisti, maestri, del primo Rinascimento:
Lorenzo Monaco (al secolo Piero di Giovanni, nato a Siena o Firenze
nel 1370 ca. e morto a Firenze nel 1425) che fu lì maestro del Beato
Angelico (Fra’ Angelico ovvero Giovanni da Fiesole, al battesimo
Guido di Pietro, nato a Vicchio nel 1395 circa e morto a Roma nel
1455).
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| Foto 5 |
L’aula
della chiesa (Foto 5), ben conservata, è impiegata nel contesto
museale come area per le mostre temporanee; al momento della nostra
visita la mostra era dedicata ad uno dei personaggi della famiglia
medicea: Claudia (1604-1648), figlia del Granduca di Toscana
Ferdinando I, sorella di Cosimo II e zia di Ferdinando II; ebbe un
ruolo importante nella storia della famiglia per la discendenza che
derivò dai suoi due matrimoni (vedasi la genealogia nella foto
successiva): con Federico Ubaldo della Rovere, duca d’Urbino, e poi
con Leopoldo V Arciduca d’Austria e conte del Tirolo (Foto 6).
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| Foto 6 |
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| Foto 7 |
Dalla
porta laterale della chiesa si passa nel bel chiostro (Foto 7), detto
degli Angeli, disegnato da Bartolomeo Ammannati (Settignano, 1511 –
Firenze, 1592) e dal quale si vede la parte aerea dell'elegante
campanile. Le lunette sotto i portici, commissionate dall’abate
Silvano Razzi, sono affrescate con le “Storie della Genesi”,
affidate a Bernardino Poccetti (Bernardo Barbatelli, Firenze 1548 –
ivi, 1612), nel braccio al lato chiesa, mentre gli affreschi delle
altre lunette illustrano “Storie di San Romualdo”, fondatore dei
Camaldolesi, e furono affidate ad Arsenio Mascagni (Firenze, 1579 –
ivi, 1637, frate Servita) e Bernardino Monaldi (incerti luogo e data
di nascita, visse a cavallo del ‘500 e ‘600).
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| Foto 8 |
Sempre
nel chiostro, sopra le dieci porte che si aprono nel porticato, sono
collocati busti in marmo che rappresentano personaggi in parte della
sfera sacra dei camaldolesi (San Romualdo, fondatore, o il celebre
priore e umanista Ambrogio Traversari) e in parte a figure del culto
cristiano come San Giacomo, la Vergine, Gesù Cristo e il Padre
Eterno (Foto 8).
Le
sculture furono sempre commissionate, come gli affreschi, dallo
stesso abate Razzi il quale affidò l’esecuzione delle opere a
Giovanni Battista Caccini (Firenze ?, tra 1559 e 1562 – Firenze,
1613), allievo del Giambologna, per otto busti, mentre gli altri due
furono eseguiti da Pietro Francavilla (Pietre Franqueville, nato a
Cambrai, Francia, 1548 e morto a Parigi, 1616) collaboratore del
Giambologna nelle esecuzioni marmoree; quest’ultimo scolpì il
busto del Traversari e quello di san Romualdo. Questa è senz’altro
una serie di sculture che dimostrano l’altro livello artistico
raggiunto in questo periodo di grande prosperità medicea e dello
stato.
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| Foto 9 |
Dal
chiostro si accede al Refettorio (Foto 9) dove nella parete di fondo
è affrescata una “Ultima Cena” da Ridolfo del Ghirlandaio
(Firenze, 1483 – ivi, 1561) , figlio del più celebre Domenico. La
scena che ci si presenta, dipinta nel 1543, è manifestamente
ispirata da quella affrescata da Andrea del Sarto nel 1527, ovvero
sedici anni prima, come si palesa nel confronto espresso nella foto
suddetta; disposizione degli Apostoli e loro atteggiamenti, nonché
l’architettura della sala apparecchiata sono sorprendentemente
simili tra i due affreschi.
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| Foto 10 |
Sempre
dal chiostro, per una porta opposta a quella per la quale siamo
entrati nel Refettorio, si accede alla Capella Ticci (Foto 10),
destinata a mausoleo di questa famiglia di Figline Valdarno della
quale Crisostomo Ticci fu un importante abate del monastero e la sua
sepoltura è indicata dalla lapide nel pavimento della cappella. La
cupola con la “Gloria di Dio Padre” è affrescata da Bernardino
Poccetti e dello stesso autore è l’affresco alla parete opposta
all’altare con «Giuseppe tentato dalla moglie di Putifarre».
Sull’altare la pala centrale rappresenta «Resurrezione del figlio
della vedova di Nain» di Giovanni Battista Mossi (1567 / 72 –
notizie fino al 1601), mentre le due tavole ai lati raffigurano “San
Matteo” e “San Francesco” dipinte da Giovanni Balducci, detto
Il Cosci (Firenze, 1560 – Napoli, 1631).
Con
questa cappella termina anche il percorso attuale della visita al
Museo; detto attuale perché è in allestimento una biblioteca per
l’esposizione di molti libri d’antiquariato del patrimonio
mediceo, per cui diventeranno fruibili ulteriori ambienti dell’ex
monastero. Speriamo, in un futuro prossimo, che tale espansione possa
renderci fruibile anche un altro chiostro del convento confinante con
il lato sinistro della chiesa.
Comunemente
si associa la famiglia Medici al mecenatismo nel campo delle arti
figurative, dell’edificazione, della filosofia e della letteratura,
ma spesso sfugge anche l’interesse che hanno avuto per le scienze,
specialmente al tempo del granduca Ferdinando II. È in quel periodo
che il granduca, assieme al fratello cardinale Leopoldo, promuove la
creazione dell’Accademia del Cimento: la prima accademia
scientifica ad applicare il metodo sperimentale di Galeo Galilei. Il
motto dell’Accademia era appunto: “Provando e Riprovando”, però
non nel senso della reiterazione di tentavi, ma approvando (qui il
significato di provando) ciò che sperimentalmente è verificato e
rifiutando (riprovando) ciò che la sperimentazione non conferma.
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| Foto 11 |
L’Accademia
del Cimento attivò proprio in questo monastero di Santa Maria degli
Angeli il primo osservatorio meteorologico al mondo, limitato alla
misurazione della temperatura dell’aria, quotidianamente, dal 1654
al 1670, grazie ai termometri ideati dagli scienziati di
quell’Accademia. Nel chiostro è ricordata questa attività in un
pannello in cui sono riportate le temperature record, massime e
minime, osservate nel periodo di attività suddetto (Foto 11).
Leggendo i valori, pur ammettendo qualche incertezza di misura dovuta
ai primi termometri, si direbbe che anche nel ‘600 il clima aveva
le sue stranezze.
Il
Museo dei Medici, nell’intento dei fondatori, non è solo un centro
espositivo della storia della famiglia, ma vuol essere anche un
centro di divulgazione e di studio e, quindi, è proprio con questo
intento che vengono organizzate mostre temporanee a tema. Per saperne
di più invito a consultare il sito del Museo al link
La
visita al Monastero degli Angeli mi ha suscitato molto interesse;
probabilmente porterò avanti lo studio per scriverne una “guida”.
Ringraziamo Massimo per tutto il tempo che dedica al nostro Gruppo.
Alla
recensione di Massimo mi viene naturale aggiungere una riflessione
personale. Da oltre dieci anni coltivo un interesse costante per la
storia del paese natale di mia madre, un percorso che mi ha portato a
entrare in contatto con le vicende della famiglia
Medici.
Recentemente avevo già condiviso un breve riassunto
sulla famiglia Comandi, originaria proprio di quel luogo, che ebbe
rapporti diretti con i Medici nel periodo di Lorenzo il Magnifico e
di suo padre Piero.
La novità più significativa è però
emersa da poco: presso l’Archivio di Stato di Firenze ho
individuato un protocollo notarile redatto da un membro della
famiglia Comandi. Si tratta di un documento di grande interesse, che
sembra delineare in modo concreto le vicende familiari e i loro
legami con importanti casate dell’epoca, tra cui Medici, Scala,
Visconti e Alberti.
Sto approfondendo queste scoperte con grande
entusiasmo: ogni nuovo dettaglio contribuisce a rendere questo
percorso di ricerca sempre più coinvolgente.
Qua trovate il link al materiale già condiviso.
Mauro
Cappelli