giovedì 13 febbraio 2025

Incontro di giovedì 6 febbraio 2025 - Visita alla Casa di Andrea del Sarto

Segue la recensione della visita  di Massimo :


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La mattina di giovedì 6 febbraio 2025 abbiamo avuto la possibilità di visitare uno dei tanti luoghi di “nicchia” che la città di Firenze sembra contenere in numero vertiginosamente grande.

Questa è stata la volta della Casa di Andrea del Sarto, celebre pittore esponente del Rinascimento fiorentino tra i più eccelsi, nato a Firenze nel 1486 e ivi morto di peste nel 1530.

La partecipazione, come si vede dalla (Foto 1) è stata di ben 15 persone, il massimo consentitoci per la visita.

La casa (Foto 2) si trova in via Gino Capponi 22 (in antico Via dell’Orto dei Serviti, poi di San Sebastiano quando i Pucci costruirono la cappella in SS. Annunziata), all’angolo con via Giuseppe Giusti (a quel tempo via del Mandorlo, dove ebbe uno dei suoi soggiorni, ai primo del Cinquecento, Michelangelo).

foto 2

Andrea del Sarto fece costruire questa casa nel 1520 al suo ritorno dalla Francia: in una zona abitata da diversi artisti, anche in epoche successive, in prossimità della SS. Annunziata dove, nel suo Chiostro grande, si erge la Cappella dei Pittori, ovvero di San Luca (già dedicata alla SS. Trinità) col sacello adibito a sepolcreto degli artisti.

Quando il pittore marchigiano Federico Zùccari (Sant’Angelo in Vado, Urbino, 1540 – Ancona, 1609) giunse a Firenze nel 1577 per completare agli affreschi della Cupola del Duomo, succedendo a Giorgio Vasari (+ 1574), acquistò la dimora dagli eredi di Andrea del Sarto il 25 di gennaio.

Per inciso, tutta la “trama degli affreschi” della Cupola furono concertati col canonico di Santa Maria del Fiore, Vincenzo Borghini che fu anche co-fondatore dell’Accademia del Disegno assieme allo scultore servita Montorsoli e Giorgio Vasari; a tal proposito lo Zùccari celebrò questo colloquio progettuale col Borghini con un disegno oggi conservato al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, qui nella (Foto 3); il pittore è l’uomo all’estremità sinistra con la tuba e alla sua sinistra il Borghini.

foto 3

Poco dopo l’acquisto, nel 1578, lo Zùccari cominciò a fondare l’edificio attiguo (Foto 4), separato dallo edificio di Andrea del Sarto da un giardino, con una facciata estrosa che è un unicum a Firenze, con un misto di laterizi e bugnato in pietraforte, grezza e lavorata (qualcosa di simile esiste solo al Palazzo Budini Gattai, ma nel caso di Palazzo Zuccari l'insieme è molto più originale e ardito); dimostrazione del suo talento artistico come pittore e architetto in una città che fino ad allora aveva già ospitato alcuni dei più conosciuti artisti a livello internazionale.

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Intenzione dello Zùccari era ben quella di affrescare tutta la casa acquistata, ma riuscì a compiere solo una sala al piano terreno, limitatamente alla volta e alle parti superiori delle pareti. Questa sala è stata l’oggetto principale della nostra visita qui recensita.

Il tema degli affreschi sono il “Tempo” e i “Cicli della Natura”. In particolare, nelle quattro lunette di ciascuna parete sono rappresentate le “Quattro stagioni” che si identificano per le attività loro tipiche. Secondo la mia opinione, quella dell’Inverno è la più significativa, in cui si raffigura un interno col focolare acceso, in uso nella cucina, e con la tavola apparecchiata alla quale siedono lo Zùccari stesso e sua moglie (Foto 5).

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La casa, dopo lo Zùccari, fu abitata da altri artisti noti; nel 1588 fu data in locazione al pittore Giovan Battista Paggi (Genova, 1554 – Genova, 1627) che poi gli fu venduta nel 1602 dallo stesso Zùccari, ormai gravosa da mantenere ed anche per fronteggiare le spese d’allestimento del proprio palazzo a Roma.

Il Paggi fece eseguire un affresco al piano superiore da allievi del Poccetti, però non oggetto di visita.

Nel Seicento lo studio servì ai pittori Jacopo Vignali (Pratovecchio, 1592 – Firenze, 1664), Baldassarre Franceschini detto il Volterrano (Volterra, 1611 – Firenze, 1690) e Carlo Dolci (Firenze, 1616 – 1686).

In tempi più recenti vi abitò anche lo scrittore Tommaso Landolfi (Pico, 1908 – Ronciglione, 1979).

Nel 1963 il palazzo su via Giusti subì un non troppo consono restauro della facciata, con rifacimenti del pietrame e dello stemma.

Dal 1987 i due corpi dell’edificio appartengono all’Associazione degli Amici del Kunsthistorisches Institut, dopo la donazione della Deutsche Bank, che ha finanziato anche, con altri sponsor, una serie di restauri tra il 1988 e il 2001.

Così, proprio contattando la Segreteria del Kunsthistorsches Institut di Firenze, abbiamo avuto il permesso di visitare la Casa di Andrea del Sarto – Zùccari.

Praticamente la nostra visita di oggi è stata sostanzialmente limitata ad una sala affrescata dallo Zùccari, ma che ha catturato l’interesse e l’ammirazione dei partecipanti. Tra questi, in particolare, il sempre collaborativo Marco Casini mi ha partecipato il suo sintetico ed esaustivo commento che, con sua licenza, trascrivo qui di seguito.

Anche se l'oggetto della visita non era un grande museo, le facciate e, soprattutto, la sala dei ricevimenti mi hanno colpito assai. In particolare ho apprezzato il genio dello Zuccari che ha adattato la sala al piano terreno, valorizzandola sotto l'aspetto spaziale e luminoso. Gli affreschi stimolano laicamente la fantasia, introducono effetti prospettici, colorano l'ambiente. Ci danno anche uno spaccato della vita quotidiana di allora (senza dimenticarci che si moriva giovani... e di peste !). Al soffitto Crono detta il tempo coi segni zodiacali e, attorno si susseguono le stagioni. Non importa se la vista sulla città non c'è. La confusione è relegata al di là dal muro perimetrale a est.”

Un mio breve filmato che trovate qui “linkato” tenta di descrivere quanto sopra.

Prima di concludere questa recensione dobbiamo ringraziare le gentili Sigg.re Ester Fasino e Eva Mussotter del Sekretariat del suindicato Kunsthistoriches Institut per averci concesso la visita a seguito di nostra richiesta come gruppo di pensionati.

Segue la recensione alla visita al museo della Scienza e della tecnica di Eugenio Stefani:

dopo la visita alla casa di Andrea del Castagno  ci siamo recati al vicino museo della Scienza e della tecnica. Dopo aver visitato il primo piano contenente  la parte merceologica del museo stesso  minerali, legnami, semi, eTc. siamo passati a visitare il gabinetto di fisica al pian terreno.

Il gabinetto contiene una moltitudine di strumenti  didattici inerenti i vari campi della fisica dalla meccanica alla elettrologia, dalla idraulica allo studio del suono e della illuminazione,  fotografia e altro..

in questo percorso siamo stati accompagnati dalla responsabile di tutta la collezione che ci ha illustrato la storia, l'evoluzione degli strumenti e il loro apporto per la conoscenza dei principi della fisica nei vari campi.

Seguono alcune foto degli oggetti del Museo :











Ringraziamo Massimo ed Eugenio per le recensioni e le foto.


giovedì 6 febbraio 2025

Incontro del 29 gennaio 2025 : visita agli Appartamenti Reali di Palazzo Pitti

 

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Segue la recensione della visita curata da Massimo :

Questa mattina, mercoledì 29 gennaio 2025, abbiamo fatto una delle più articolate visite a Palazzo Pitti rispetto a quelle passate; l’oggetto principale, questa volta, s’intitola: “Appartamenti Reali”.

Tali appartamenti occupano il primo piano dell’ala destra del palazzo e parte del braccio destro sul cortile dell’Ammannati e sono stati restituiti al pubblico dal 21 di questo mese, dopo cinque anni d’intensi restauri e un periodo di chiusura di oltre quindici anni, se non di più.

Ben inteso: non c’è prenotazione per la loro visita, ma l’accesso è contingentato al massimo di venti persone ad ogni ora, iniziando dalle ore dieci, previa iscrizione alle liste orarie disposte all’ingresso della Galleria Palatina, al primo piano. Così, per “afferrare” il primo turno, ci siamo trovati presto alla biglietteria in modo da salire al piano verso le ore 9.00 per l’iscrizione; in tutto sette partecipanti, come mostra la foto di gruppo (Foto 1) scattataci da un gentile impiegato della Galleria, appena usciti dagli Appartamenti.


Dopo l’iscrizione, con quasi un’ora di tempo prima dell’accesso agli Appartamenti, siamo scesi alla Caffetteria nel Cortile dell’Ammannati, approfittando così di visitare anche la “Cappella Palatina”, da pochi anni visibile quotidianamente, accesso dal portico dello stesso cortile, assieme al “Museo delle Icone” che contiene la collezione acquistata dal granduca lorenese Pietro Leopoldo, allestito negli ambienti circostanti la cappella.


Risaliti al primo piano, siamo entrati nella Sala Bianca, per l’occasione punto di ritrovo dei partecipanti alla visita degli Appartamenti. Il percorso attuale di visita è diverso da quello del passato e coinvolge ancora più ambienti, infatti un tempo si visitavano le sale che si affacciano sulla Piazza dei Pitti, per cui si entrava direttamente uscendo dalla Galleria Palatina.


Per inciso, in questi mesi, fino a marzo, la Sala Bianca espone un dipinto, restaurato, acquistato di recente dalle Gallerie per 450.000. €: “La Strega” (Foto 2) del pittore napoletano Salvator Rosa (Napoli, 1615 – Roma, 1673). Una tela che ci dà un’immagine inquietante e ricca di simboli esoterici dei quali il pittore “maledetto” era un cultore. Dopo questo periodo di esposizione temporanea entrerà permanentemente in mostra tra i dipinti del XVII secolo alla Galleria degli Uffizi.


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Il quartiere degli Appartamenti Reali fu realizzato come impianto nel periodo del governo di Cosimo III (sul trono dal 1670 al 1723) e il primo “inquilino” illustre fu il suo figlio primogenito: il Gran Principe Ferdinando (1663 – 1713), rimasto tale perché premorì al padre. Poi si sono succedute tre dinastie regali: quella dei granduchi lorenesi dal 1737 al 1799, interrotta dalla “parentesi napoleonica” fino al 1814, quindi ancora i Lorena fino al 1859 per concludere con i Savoia quando divennero re d’Italia. È facile pensare che ogni dinastia apportò alle decorazioni e all’arredamento il suo contributo, mosse anche dal mutare dei gusti e delle mode del tempo.




Attualmente, dopo i restauri, l’arredo è stato ripristinato come descritto nella documentazione della Guardaroba del 1911, ovvero all’anno in cui la Regina Margherita restituì il quartiere alla Galleria Palatina; descrizione che comprende tappezzerie, arredi, suppellettili, quadri e quant’altro, per non parlare dei rutilanti lampadari.



Il percorso attuale inizia dalla “Sala di Bona” (Foto 3) che è l’unica rimasta allo stato originale delle grandi sale affrescate da Bernardino Barbatelli detto Poccetti (Firenze, 1548 – ivi, 1612); le pitture rappresentano alcune imprese dei Cavalieri di Santo Stefano (ordine marinaio fondato da Cosimo I) durante il periodo di governo del Granduca Ferdinando I.


foto 3


Prima di proseguire, bisogna segnalare che è impossibile in queste righe dare una descrizione dettagliata di quanto è contenuto di prezioso e di storico in questi Appartamenti Reali; è gioco forza accontentarsi di una carrellata di foto qui presentate seguendo la visita passo, passo.


Dalla “Sala di Bona” si passa nella ”Anticamera del Re” e successivamente nel “Salotto Rosso” (Foto 4) e nello “Studio del Re” (Umberto I).


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Seguono: la “Camera da letto del Re” (Foto 5) e la “Sala dei Pappagalli” (Foto 6); da quest’ultima si accede al “Salotto della Regina” (Margherita) indicato anche come “Sala Gialla” e poi nella “Camera da letto della Regina” (Foto 7); queste ultime tre sale sono lungo la facciata anteriore del palazzo.


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Dalla Camera da letto della Regina si accede al “Gabinetto Ovale” (Foto 8) ovvero “Toletta della Regina” ed infine nel “Gabinetto Rotondo” (Foto 9) o “Sala da lavoro della Regina” dalla quale, se si aprisse la porta-finestra, si accederebbe alla terrazza sopra il rondò di ponente con vista panoramica sulla città.

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A questo punto dobbiamo tornare indietro ripercorrendo le sale fino alla “Sala dei Pappagalli” da dove si raggiunge la “Cappella” (Foto 10) poi il “Salotto Celeste” (Foto 11), un tempo “Sala dei Cimbali”, che dà adito alla “Sala del Trono” (Foto 12) ed infine all’uscita dagli Appartamenti attraverso la “Sala Verde” (Foto 13) nella quale è tornato ad arredarla uno dei celebri stipi conservati a Pitti: lo stipo di “Vittoria della Rovere” (Foto 14).


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Maggiori dettagli concernenti le decorazioni e gli arredi della sale si possono leggere nel sito ufficiale delle Gallerie degli Uffizi; queste descrizioni le ho scaricate nel file qui allegato.

Usciti dagli Appartamenti passando per la Sala Verde, abbiamo fatto una veloce, ma interessante, visita alla Galleria Palatina, ricolma di pitture e ancora di statue e soprammobili; come spesso accade quando si fanno visite ripetute, anche questa volta abbiamo scoperto dei particolari e delle curiosità nascoste sfuggiti nel passato.

Faccio qui giusto due esempi di curiosità emerse nella visita.

Il primo esempio è relativo alla seconda sala della Galleria Palatina, nota come Galleria delle Statue; quest’ambiente all’origine era un portico affacciato sul cortile dell’Ammannati da dove i granduchi potevano assistere alle manifestazioni che si davano nel cortile stesso, in particolari occasioni; solo in epoca successiva il portico è stato tamponato, pur dotandolo di ampie finestre che ci danno ancora quella bella arci-fotografata prospettiva su Boboli.


Il secondo esempio è un inaspettato “Orecchio di Dioniso” nella Sala di Venere: si veda la (Foto 15) e si legga la sua didascalia.

foto 15


La visita è stata, come detto all’inizio, forse la più articolata di tante fatte nel passato e sicuramente ha entusiasmato tutti noi partecipanti.


sabato 18 gennaio 2025

Incontro del 15 Gennaio 2025

 

incontro di metà mese … quindi poco da dire. Con questo chi non partecipa agli incontri non deve pensare a incontri noiosi. Mercoledì era un giorno freddo e soprattutto ventoso. Pensavo che saremmo stati in pochi, sbagliavo. Anche questo conferma come sono piacevoli i nostri incontri e la importanza della socializzazione. Mi rivolgo a chi ci segue da casa sul blog: se potete provate a venire soprattutto a questi incontri non ve ne pentirete! Il parlare, ricordare insieme ha dei benefici insospettabili diversi da quelli dei social. L’incontro è proseguito da piazza della Signoria a piazza della Repubblica, poi a gruppetti siamo ritornati verso casa soddisfatti..

******** ATTENZIONE NOVITÀ *******************

Mercoledì prossimo 22 Gennaio il nostro incontro organizzativo si terrà alle ore 9,30 presso la Caffetteria Cavour, in via Cavour 148 / 5, all'angolo con via Venezia. Tutti sono invitati a partecipare o a inviare suggerimenti per i prossimi incontri.

martedì 31 dicembre 2024

Incontro del 27 dicembre 2024 con visita alla mostra "Impressionisti in Normandia" presso il Museo dell'Ospedale degli Innocenti di Firenze

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 Segue la recensione alla mostra "Impressionisti in Normandia" presso il Museo dell'Ospedale degli Innocenti” di Massimo. Naturalmente.

Possiamo ormai definire una tradizione quella di fare una visita museale in Firenze, non troppo impegnativa, tra le festività di Natale e Capodanno. Quest’anno la giornata libera si è presentata venerdì 27 dicembre e abbiamo dedicato il pomeriggio alla mostra presso il Museo dell’Ospedale degli Innocenti dal titolo: “Impressionisti in Normandia – Monet, Bonnard, Corot, Courbet …”.


Come si vede dalla foto di gruppo scattata a fine visita (Foto 1), il numero dei partecipanti è di otto persone, praticamente lo “standard” che riscontriamo negli ultimi anni, tra i quali tre non pensionati Pignone, ma dei carissimi simpatizzanti.


La mostra è veramente interessante per la notevole quantità di dipinti esposti, provenienti dall’estero (prevalente da Caen, Collection Association Peindre en Normandie”, e da collezioni private).


Spendiamo due parole sul termine “Impressionismo”, termine che trae origine dal dipinto che Claude Monet (Parigi, 1840- Giverny, 1926) espose nel 1872 col titolo: “Impression, soleil levant”. Con questo termine si raccoglie tutta uno stile francese dell’800 e oltre, in cui l’importanza del dipinto non è tanto nel soggetto in sé, ma in ciò che ispira, l’impressione all’istante che riceve l’artista dal soggetto che incontra; concetto espresso e difeso anche da Camille Corot (Parigi, 1796 – ivi, 1875) e da Edouard Manet (Parigi, 1832 – ivi, 1883). È, dunque, una pittura “istantanea”, da farsi all’aria aperta, che richiede, per quanto detto, una immediatezza di esecuzione (tipo l’istantanea in termine fotografico), poiché la luce solare, le ombre, le nuvole, i movimenti delle persone, eccetera, mutano continuamente; non è una pittura che si può fare in uno studio e, senza dubbio, la Normandia offre molti spunti per questo genere di pittura. I luoghi maggiormente frequentati dagl’impressionisti ci sono evidenziati su una mappa di quella regione settentrionale della Francia (Foto 2).


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Se questo stile pittorico si è sviluppato si deve molto alla creazione di attrezzature adeguate, perché non c’è arte senza tecnica. Prima cosa, la nascita dei colori prodotti industrialmente e venduti in tubetti, senza quindi perdere tempo per impastare le terre o polveri colorate. Seconda cosa, importante anch’essa, disporre di un’attrezzatura leggera, trasportabile comprendente: cavalletto, cassetta dei colori e pennelli, uno sgabello. Infatti, nella mostra, si evidenzia in un angolo proprio questo aspetto tecnico (Foto 3) e si intuisce di conseguenza, la dimensione ridotta dei dipinti.

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La mostra a tema, come di consueto in quel Museo, è allestita nei sotterranei che offrono una notevole superficie espositiva. Impossibile qui fare una carrellata dei tanti quadri esposti; ci limitiamo a riprodurne solo alcuni scelti fra tanti meritevoli, cominciando dai pittori più famosi di quel periodo.


Di Claude Monet: “Veduta di Etretat” (Foto 4); poi Camille Corot: “Una spiaggia in Normandia”; Gustave Courbet (Omans, 1819 – La Tour-de-Peilz, 1877): “Marina con mare grosso” (Foto 5); Théodore Géricault (Rouen, 1791 – Parigi, 1824): “Il cavallo dell’intonacatore” (Foto 6). Quest’ultimo autore, sebbene vissuto nel primo quarto del XIX secolo, è in certi sue tele un antesignano dell’impressionismo.

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foto 6 

Passando agli autori meno conosciuti mostriamo altre opere veramente interessanti. Cominciamo con Eugène Boudin (Honfleur, 1824 – Deauville, 1898), nato e morto in Normandia: “Trouville, il molo con l’alta marea” (Foto 7); Charles Daubigny (Parigi, 1817 – ivi, 1878): “Villerville-les-Graves, Raggio di sole” (Foto 8); Jules Noel (Nancy, 1810 – Algeri, 1881): “Lo sbarco del pesce” (Foto 9); Ulysse Butin (Saint-Quintin, 1838 – Parigi, 1883): “L’attesa, il sabato a Villerville” (Foto 10); Eugène Isabey (Parigi, 1803 – ivi, 1886): “Navi nella tempesta” (Foto 11); terminiamo questa breve rassegna di dipinti con l’opera di una pittrice, Berthe Morisot (Bourges, 1841 – Parigi, 1895): “La sorella della pittrice e sua figlia al porto di Cherbourg” (Foto 12).


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È una mostra che consiglio di vedere a chi non ha partecipato alla visita odierna; rimarrà aperta tutti i giorni fino al 4 maggio 2025.


Nel costo del biglietto è compresa anche la visita del Museo dell’Ospedale degli Innocenti che consiglio di spenderci un po’ di tempo in questa antica e prestigiosa istituzione, a chi non l’ha mai visto.


Ringraziamo Massimo per la recensione e le foto della visita..

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Colgo l’occasione per augurare :


Tanti Auguri di Buon Anno a Tutti


A proposito consiglio fortemente anche di cliccare sul link









domenica 22 dicembre 2024

Incontro del 18 Dicembre e... AUGURI

 





Ultimo incontro di metà mese dell'anno. Questo è soprattutto l'incontro per gli Auguri.

Quindi:

Tanti Cari Auguri di Buone Feste a Tutti.


Tornando all'incontro solito tutto chiacchiere, caffè, foto del gruppo e questa volta Auguri.

A fine anno viene da fare un po' di resoconto su come "sia andato" il gruppo di "Quelli del Pignone". Come attività: numero degli incontri, partecipazione.. direi che è stato un anno positivo. Quello che continuo a notare ormai da qualche anno è una certa passività, eccetto i soliti pochi colleghi, pare che gli altri si aggreghino a quanto viene proposto e basta. Noto una certa stanchezza, appunto una passività, una mancanza di iniziativa. Ognuno dovrebbe darsi da fare e proporre qualche idea. Poi rivolgendomi ai molti ex colleghi che vorrebbero partecipare ma che non possono. Anche loro potrebbero proporre cose che interessano chi ci segue sul blog.

Facciamo tante cose, stiamo bene insieme ma sono certo che potremmo farle meglio impegnandoci tutti attivamente.


mercoledì 11 dicembre 2024

Pranzo di Natale 2024

 


Il pranzo di Natale è diventato una tradizione, questo è l'undicesimo. Ogni volta siamo sempre di più. Quest'anno eravamo in 42.  È stato un piacere rivedere i colleghi, scambiare ricordi e racconti,  ritrovare quel senso di comunità che ci lega da tanti anni.


Poi il pranzo è la socialità di mangiare insieme ogni volta ci sentiamo più insieme.

 

La tradizionale passeggiata digestiva chiacchierando tra le solite belle stradine

 

Personalmente esprimo, come al solito, un giudizio  positivo sul pranzo:  ingredienti buoni cucinati bene. La  confusione nella scelta dei menù è quasi inevitabile considerando il numero dei partecipanti. Vediamola come una cosa divertente, poi alcuni di noi  si sono dati d'affare per complicarla.

Un ringraziamento speciale va a Massimo, che ha realizzato un filmato straordinario per documentare la giornata: dalla partenza al pranzo, fino alla passeggiata. Vi invito proprio a guardarlo. Qua trovate il filmato.

Ringraziamo Massimo per le foto e il filmato.

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Colgo l'occasione per stimolare la partecipazione attiva dei colleghi  lanciando un invito a suggerire argomenti da discutere insieme (anche sul blog soprattutto per quelli che non possono partecipare).  Suggerite di cosa vi interessa "parlare" per email scrivendo a quellidelpignone@gmail.com o semplicemente dal modulo di contatto sulla homepage del blog. Dopo troveremo il modo di rendere facile la discussione.

Intanto propongo un'idea: un tema che ci riguarda tutti: la salute e  soprattutto la prevenzione, il  nostro stile di vita.   Non aspettiamoci  che questo ci venga suggerito dai nostri medici di famiglia. Non pensiate che  alla nostra età sia troppo tardi. Possiamo fare molto noi stessi per occuparci del nostro benessere.  Attendo fiducioso altre vostre proposte e suggerimenti.

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Alcune bellissime  foto del  nostro Gianni il "Giovane Pensionato"





mercoledì 4 dicembre 2024

Incontro di Lunedi 2 Dicembre: Visita a Orsanmichele

 

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Eccola recensione di Massimo della visita:

Rinviata questa visita culturale ad oggi, causa maltempo dell'iniziale data di mercoledì 27 novembre u.s., siamo riusciti pienamente nel nostro intento: tempo più che sereno, asciutto purtroppo con tramontana, seppure lieve. La partecipazione è stata nella norma di questi ultimi anni come si vede nella foto di gruppo (Foto 1)

 Da una prefazione di Antonio Paolucci (2007): " Orsanmichele è un'antica venerabile chiesa, è un santuario mariano (il tabernacolo dell'Orcagna che ospita la grande pala di Bernardo Daddi), è la più importante antologia della grande scultura rinascimentale (da Donatello a Ghiberti, a Brunelleschi), ma è, anche, il Tempio che esalta il Lavoro delle Arti fiorentine, perché rappresenta l'orgoglio di Firenze nei secoli gloriosi della sua storia. Non si può capire la città del Fiore senza conoscere Orsanmichele".

Non a caso, un altro compianto scomparso, Piero Bargellini definì Orsanmichele "come il monumento più fiorentino di Firenze monumento a metà strada fra vita religiosa e vita civile, fra pietà e politica, fra lavoro e preghiera".

 

Descriverne qui tutta  la storia articolatissima, dalla sua fondazione fino ad arrivare a come lo vediamo ancora oggi, sarebbe troppo oneroso per questo blog; limitiamoci alle fasi principali della sua edificazione.

Cominciamo dal nome: Orsanmichele altro non è che la corruzione o semplificazione dell'espressione San Michele in Orto con cui si ricorda che in questa area, governata ad orto nell'alto medioevo, fu  edificata nel 750 una chiesetta dedicata a San Michele.

Demolita nel 1240 per ordine del Comune di Firenze, l'area fu dedicata al mercato del grano e dei cereali e rimase piazza scoperta fino al 1284 quando, su disegno di Arnolfo di Cambio, il comune ordinò la costruzione di una loggia a riparo dalle intemperie; semplice struttura a pilastri di mattoni e copertura lignea, Su uno dei pilastri venne dipinto un San Michele Arcangelo, mentre ad un altro era un'immagine della Madonna (forse un affresco di Ugolino da Siena).

L'immagine della Madonna fu presto ritenuta miracolosa per le numerose grazie ricevute dai devoti; lì si radunavano spesso dei cantori delle lodi in onore di Dio e della Vergine che il 10 agosto 1291 costituirono una Compagnia col nome della "Beata Vergine pura Madonna Santa Maria di San Michele in Orto" detta poi dei "Laudesi", e successivamente Compagnia di Orsanmichele. Lo spazio intorno a quel pilastro prese il nome di "Oratorio". Il 10 giugno 1304, tutta quell'area andò distrutta per un furioso incendio, appiccato per questioni di "odi di parte".

 

Solo nel 1336, la Repubblica Fiorentina decretò la costruzione di un nuovo edificio con l'intento di riservare al piano terreno un degno luogo di venerazione attorno al pilastro della Vergine Maria e di avere finalmente, nei due piani superiori un ampio, sano e sicuro deposito per la conservazione del grano. Così il 29 luglio 1337 fu posata la prima pietra con solenne cerimonia dell'Arcivescovo di Firenze Francesco Silvestri da Cingoli, presenti la Signoria di Firenze e l'ambasciatore di Arezzo.

L'esecuzione della nuova costruzione fu affidata all'Arte della Seta, che designò quali architetti Neri di Fioravante, Benci di Cione e Francesco Talenti; la "fabbrica" ha pianta rettangolare di 22 metri per 30 ca. e un'altezza al coronamento di 42 metri.

 

Il 26 luglio del 1343, giorno di Sant'Anna, Firenze si liberò dalla tirannia del Duca d'Atene; la Signoria interpretò il vittorioso evento dovuto all'intercessione di Sant'Anna, madre della Vergine, che volle onorare decretando la costruzione di un altare in Orsanmichele, provvisoriamente in legname, poi in marmo per opera di Benci di Cione; sull'altare, nel 1526 venne posto il bel gruppo marmoreo (Foto 2) della "Madonna col Bambino e Sant'Anna", stupenda opera di Francesco da Sangallo (Firenze, 1494- ivi, 1576) d'insolita composizione.

foto 2

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Nel 1349 la Compagnia di Orsanmichele dette incarico ad Andrea Orcagna di costruire il grandioso tabernacolo che vediamo ancora oggi, nel suo splendore di marmi, bassorilievi e intarsi, terminato dieci anni dopo, stupenda cornice al dipinto di Bernardo Daddi (Foto 3).

 

Finalmente, nel 1357 il Comune deliberò di spostare definitivamente in altro luogo il mercato del grano e delle biade, pur riservando i piani superiori a granaio. Così, nel 1380 Simone Talenti, figlio del precedente summenzionato Francesco, chiuse le arcate con quelle mirabili cortine dalle eleganti roste gotiche, trasformando il piano terreno esclusivamente a Tempio religioso, come lo vediamo ancora oggi (Foto 4). Apparentemente una strana chiesa, con due navate uguali, conseguenza della particolare storia che portò alla costruzione di questa fabbrica.

 


foto 4

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Infine, anche i piani superiori perderanno il loro uso di granaio, allorquando nel 1569 il granduca Cosimo I trasferì negli "ex silos" l'Ufficio dei Contratti e relativo archivio; per accedervi in maniera indipendente dalla sottostante chiesa, fece costruire dal Buontalenti l'arco cavalcavia che partendo dal Palazzo dell'Arte della Lana, raggiungeva l'Ufficio all'altezza del primo piano.

 

Dopo la presentazione storica dell'edificio, come descritto qui sopra, abbiamo cominciato la visita con l'interno della chiesa, interamente affrescata; non sono certe le paternità di tutte le pitture, ma per certo quelle delle quattro volte partendo dal lato "absidale" sono opera di Jacopo Landini da Pratovecchio, detto "il Casentino" (1297 - 1349 ca.).  La decorazione pittorica proseguì per diversi decenni con maestri del Quattrocento e Cinquecento (Foto 5).

 

Com'è noto, all'esterno della chiesa, nelle 14 nicchie sono ospitate le statue dei santi protettori delle "Arti fiorentine", come detto sopra dal Paolucci. I protettori effigiati sono i sette delle Arti maggiori e sette tra quelli delle quattordici Arti minori, ma oggi vediamo le sculture in copia, perché da qualche decennio gli originali sono sistemati al coperto nel primo piano dell'edificio e disposti mantenendo lo stesso ordine che avevano quando erano all'esterno (Foto 6); unica eccezione è il San Giorgio, scolpito del Donatello, protettore dell'Arte dei Corazzai e Spadai, il cui originale fu trasferito nel 1892 al Museo Nazionale del Bargello. Le nicchie originali sono rimaste in loco, restaurate.

 

foto 6


Dunque ci siamo spostati dalla chiesa all'ex Palazzo della Lana, oggi sede della Società Dante Alighieri, per salire al piano superiore attraverso quel cavalcavia progettata dal Buontalenti. Non possiamo certo descrivere qui le statue: sono da vedere, perché rappresentano veramente il panorama della scultura, bronzo e marmo, dalla fine del Trecento fino a tutto il Quattrocento; tra gli autori più celebri sono Nanni di Banco, Brunelleschi, Donatello, Ghiberti, Verrocchio, fino a Baccio di Montelupo col "Giovanni Evangelista" del 1515 e Giambologna col "San Luca" (1602), per sostituire una precedente, ma passata di moda (stesso soggetto eseguito dal Lamberti, oggi visibile al Bargello).

Concluso il tour delle statue, siamo saliti al piano superiore, il secondo e ultimo, salendo per una moderna scala in ferro e legno, avvolta attorno al pilastro centrale contro la facciata lato via Arte della Lana; nella salita si può cogliere una suggestiva prospettiva della sala con le statue (Foto 7) oltre ad ammirare più da vicino la poderosa struttura a volte, in laterizio.

 



foto 7
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Arrivati così all'ultimo piano (Foto 8), ci si presenta un "dulcis in fundo" straordinario: i meravigliosi panorami offerti dalle grandi bifore aperte nelle quattro pareti. Ogni lato offre scenografiche vedute sui monumenti della città col suo sfondo di colline; diamone qui un paio di esempi nelle Foto 9 e 10.

 

foto 9

foto 10

Chi ha partecipato alla visita è rimasto sicuramente impressionato e ammirato da questo singolarissimo monumento: una costruzione maestosa nella sua semplicità e nello stesso tempo ricolma di arte d'alto prestigio, con una storia molto particolare e articolata, che rimane comunque fuori dai circuiti del turismo di massa, come si deduce immediatamente dalla scarsissima presenza di visitatori.

 

Bibliografia per saperne di più:

Antonio Godoli - "Orsanmichele - Chiesa e Museo" - Edizioni SIllabe s.r.l., Livorno, 2007

Francesca Nannelli - "Il tabernacolo dell'Orcagna in Orsanmichele" - Edizioni Sillabe s.r.l., Livorno, 2006

Piero Bargellini - "Orsanmichele" - Edizione Arti Grafiche Ricordi S. p. A. - Milano, 1969

 Brochure dei Musei del Bargello: Orsanmichele (scaricabile dal QR code nei totem posti nella Chiesa)

 Link al sito ufficiale dei Museo del Bargello

https://bargellomusei.it/musei/orsanmichele/

Ringraziamo Massimo per l'ennesima volta per la recensione, le foto e la guida.