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| Foto 1 |
Segue la recensione della visita di Massimo (che ringraziamo per il continuo impegno)
È stata una bellissima mostra, ben organizzata e molto interessante come tutte quelle presentate nel Museo dell’Ospedale degli Innocenti di Firenze.
Purtroppo ancora una volta ho dovuto constatare una scarsissima partecipazione del nostro gruppo dei pensionati, come si vede nella foto di gruppo (FOTO 1) ridotta ad un selfie, sebbene con luci caravaggesche!
La mostra è composta da un ampio numero di quadri prevalentemente provenienti da collezioni private e collezioni facenti parte del patrimonio di banche e simili, e per questo abbiamo potuto vedere tantissime opere ignote comunemente al pubblico.
Artemisia Gentileschi (Roma, 1593 – Napoli, dopo il 1653) nacque a Roma in un periodo in cui il padre Orazio, pittore già affermato (il nome completo è Orazio Lomi Gentileschi; Pisa, 1563 – Londra, 1639) era impegnato in opere sia per le chiese, ma anche per le decorazioni dei palazzi patrizzi.
In quel periodo Roma era un grande centro artistico, nel quale, oltre che dal padre, Artemisia poté iniziare il suo percorso artistico.
Purtroppo, in quella stessa epoca Artemisia divenne vittima, all’età di diciotto anni, di una violenza sessuale di cui si macchiò il pittore Agostino Tassi (Ponzano Romano, 1578 – Roma, 1644), notevole quadraturista e collaboratore di Orazio del quale frequentava spesso la casa.
Nello stesso periodo in cui i Gentileschi erano a Roma, ebbero modo di scoprire le opere del Caravaggio (Michelangelo Merisi da Caravaggio, Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610) che sicuramente influenzò il loro stile pittorico ed anche di altri artisti in Roma.
Dei due Gentileschi, però, fu Artemisia che assimilò maggiormente l’influenza del Caravaggio; infatti, nella mostra è evidenziata questa distinzione con due dipinti accoppiati qui visibili nella FOTO 2. Il quadro con “Giuditta e l’ancella con la testa di Oloferne” dipinto da Orazio nel 1622 circa, fu ripetuto da Artemisia tra il 1640-1645. Se in prima battuta i due quadri possono sembrare identici, osservandoli bene notiamo che Artemisia insiste su una maggiore tensione nelle espressioni delle donne e nel più marcato chiaroscuro, ottenuto sfruttando la preparazione cupa della tela alla maniera del Caravaggio, che esalta maggiormente la drammaticità.
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| Foto 2 |
Il soggetto della Giuditta ricorre spesso in Artemisia, forse per una inconscia voglia di vendetta per la violenza subita? La FOTO 3 ci mostra altri due suoi dipinti su questo soggetto.
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| Foto 3 |
La mostra non è monografica e infatti troviamo rappresentati molti altri artisti del tempo di Artemisia, ma lo spazio di una recensione non consente di darne una panoramica. Di tutti i quadri provenienti da collezioni private il pezzo forte è sicuramente il Caravaggio riprodotto qui in FOTO 4; s’intitola “Ragazzo che monda un frutto” appartenente al una collezione privata di Londra.
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| Foto 4 |
Per saperne di più invito ad aprire il link qui indicato
https://www.museodeglinnocenti.it/mostra/artemisia-gentileschi-a-firenze/
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A pochi giorni dalla commemorazione dei defunti, vorremmo dedicare un momento per ricordare i colleghi che ci hanno lasciato (potete trovare l'elenco a questo link).
Inoltre, potremmo aprire una nuova pagina dedicata a chi è scomparso prima dell'apertura del blog. Chi lo desidera così potrà condividere un pensiero o un ricordo personale.
Fatemi sapere cosa ne pensate.
Mauro Cappelli
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