lunedì 23 febbraio 2026

Incontro del 18 Febbraio 2026

 


L’incontro di metà mese, dopo diverse settimane di pausa, è stato particolarmente sentito.

Quando si incontra l’interlocutore “giusto”, è naturale orientare la conversazione verso temi che ci stanno a cuore. In questo caso, avevo davanti una persona che condivideva sensibilità e interesse: come spesso accade nelle conversazioni vivaci, è stato interrotto più volte. Ho cercato di riprenderlo appena possibile. il tema era l’esercizio fisico. Il collega mi è parso sinceramente interessato, ma una nuova interruzione — questa volta decisamente straordinaria — ha sospeso ancora il discorso: una sfilata in costume in piazza, con trombe, tamburi e perfino cannonate.

Riprendo adesso il filo e racconto la mia esperienza personale. Intorno ai 70 anni ho modificato in modo deciso alcune abitudini consolidate, tra cui quella — dominante — della sedentarietà. Per decenni avevo trascorso la maggior parte del tempo seduto. Solo approfondendo la letteratura scientifica sul tema dell’invecchiamento ho compreso che tale stile di vita mi avrebbe verosimilmente esposto alle tipiche patologie croniche dell’età avanzata, molte delle quali, almeno in parte, prevenibili.

Ho iniziato con la camminata. Tuttavia, emergeva con chiarezza che per ottenere benefici significativi fosse necessario mantenere un’intensità adeguata. “Camminare veloce” è un’indicazione generica: ciascuno ha la propria velocità ottimale. Se si procede troppo lentamente lo stimolo è insufficiente; se si eccede, sopraggiungono affaticamento e abbandono.

Ho assunto come riferimento la frequenza cardiaca, cercando di superare stabilmente i 90–100 battiti al minuto. Nei primi mesi vi riuscivo con relativa facilità; successivamente, per effetto dell’adattamento fisiologico, ciò diventava meno immediato. Ho quindi introdotto brevi tratti di corsa, fino a stabilizzare un nuovo equilibrio.

Oggi, da anni, “corro” quasi quotidianamente circa 3 km a una velocità compresa tra 9 e 10 km/h. È diventato il mio standard personale, compatibile con l’età e con le indicazioni fisiologiche sulle zone di intensità raccomandate. Le pulsazioni medie rientrano nei valori suggeriti per la mia fascia anagrafica.

Non si tratta di una prestazione sportiva, ma di una soglia funzionale che cerco di mantenere nel tempo. E, aspetto non trascurabile, l’attività è divenuta piacevole: la “corsetta” quotidiana è ormai parte integrante della mia giornata.

Questa è semplicemente la mia esperienza personale. Sono partito da uno stile di vita estremamente sedentario e non avrei immaginato di poter raggiungere questo livello di continuità. Proprio per questo ritengo utile condividerla: il cambiamento è possibile anche in età avanzata, purché graduale e ragionevole.

Naturalmente ogni situazione clinica è diversa e richiede prudenza. Tuttavia, per chi può, suggerisco seriamente di considerare l’introduzione di un’attività simile regolare.

Non mi soffermo a elencare in dettaglio i benefici dell’esercizio fisico, ampiamente documentati in letteratura: miglioramento del sonno, dell’umore, della capacità funzionale e della qualità della vita.

Vi sono poi effetti meno immediatamente percepibili ma plausibili sul piano fisiologico: migliore ossigenazione delle nostre cellule, maggiore efficienza cardiovascolare, miglior controllo metabolico. Tutti elementi che concorrono alla prevenzione o al ritardo di molte patologie croniche tipiche dell’età avanzata.

Il movimento non è un accessorio, bensì una componente strutturale della salute. Ignorarlo per decenni ha conseguenze prevedibili; recuperarlo, anche tardi, può ancora produrre benefici significativi.