Incontro di Martedì 30
settembre: Visita guidata ai Quartieri monumentali di Palazzo
Vecchio.
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| Foto 1 |
Segue
la recensione della visita di Massimo che ha anche curata la sua
organizzazione:
Le visite guidate
gestite dal Muse sono limitate ad un numero massimo di venticinque
partecipanti e per questo è necessario prenotarsi per la visita
desiderata. Quella che abbiamo fatto oggi ai “Quartieri
monumentali” di Palazzo Vecchio la possiamo qualificare una “visita
privata” perché, come vediamo nella foto di gruppo (Foto 1), i
partecipanti sono dodici: pensionati del Pignone, loro congiunti ed
amici!
La guida ci ha
raggiunti nel punto di ritrovo, tra i due leoni del secondo cortile
del Palazzo e si è presentata col nome di Francesca.
La guida ha
iniziato col dare una brevissima descrizione delle fasi di
costruzione di questo palazzo, dal nucleo più antico con facciata
sulla Piazza della Signoria, la cui prima pietra fu posata nel 1299 e
considerato concluso nel 1314 col completamento della Torre di
Arnolfo, fino alle parti più moderne, lato via dei Leoni e della
Ninna, del tardo Cinquecento.
Siamo quindi saliti
per lo scalone che inizia nel passaggio tra il primo e il secondo
cortile fino al primo piano dove abbiamo fatto ingresso nel Salone
dei Cinquecento. Qui la guida ha dato una breve descrizione su come
il salone, costruito da Simone del Pollaiolo detto il Cronaca nel
1495 per “volere” del padre domenicano Gerolamo Savonarola, sia
stato trasformato in quello che vediamo oggi dal Vasari. Il progetto
vasariano di ristrutturazione fu ordinato in vista del matrimonio di
Francesco I, primogenito di Cosimo I, con Giovanna d’Austria,
previste nel 1565. I lavoro iniziarono qualche anno prima di tale
data e comportarono il rialzamento del soffitto di circa 8 m (su
suggerimento di Michelangelo), l’apertura delle grandi finestre
lato via de’ Gondi, l’esecuzione di affreschi alle due pareti
lunghe con scene raffiguranti le maggiori conquiste di Firenze ai
tempi del Comune e della Repubblica (parete lato ingresso) e quelle
fatte dall’allora Duca Cosimo I (parete opposta all’ingresso). Il
soffitto, ad ampi cassettoni, è decorato con dipinti su tavola; in
quello al centro, un tondo, mostra Cosimo I incoronato dalla città
di Firenze (raffigurata come una giovane donna) mentre le altre
tavole descrivono sempre episodi della storia fiorentina e del duca
Cosimo I. Le dimensioni di questo Salone sono notevoli: 53 metri di
lunghezza, 22 m di larghezza e 18 m d’altezza.
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| Foto 2 |
Dal Salone siamo
entrati in visita veloce nello Studiolo di Francesco I (Foto 2); al
suo interno sono disposti alle pareti gli armadi con le porte formate
da pannelli dipinti che rappresentano arti, mestieri e fantasie
mitologiche relativi ai quattro elementi dell’Universo, secondo la
dottrina aristotelica.
Usciti dal salone
per la porta opposta a quella dello Studiolo, passando per la Sala di
Leone X (senza soffermarci sugli affreschi che decorano le pareti con
la storia del papa), abbiamo intrapreso la ripida scala composta da
58 alti gradini divisi in due rampe per salire al Quartiere degli
Elementi che fu residenza di Cosimo I dal 1540, quando si trasferì
dal Palazzo Medici di Via Larga a Palazzo Vecchio, la sede storica
del Potere dello Stato fiorentino.
Per far riprendere
un po’ di fiato a noi anzianotti lungo la suddetta scala, ho
chiesta alla nostra guida Francesca di darmi tempo per illustrare
l’affresco che rappresenta una capra, a metà della volta a botte
della prima rampa; quella capra si chiama Amaltea e nella mitologia
greca allattò Giove tenuto nascosto dalla madre Rea al padre Saturno
che mangiava i figli per conservare il proprio potere sull’Universo.
Questo mio
intervento ha fatto da prologo a Francesca che ha confermato che
Cosimo I era aulicamente comparato a Giove nel mondo della mitologia,
mentre in quello della storia antica veniva comparato con
l’imperatore Augusto, tanto che ne assunse il motto: “Festina
lente” ovvero affrettati, ma con prudenza!
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| Foto 3 |
Al termine della
scala, a sinistra entriamo nella Sala degli Elementi che era la
Camera del duca Cosimo I. I Quattro Elementi secondo Aristotele sono
rappresentati in affresco alle pareti (Foto 3) e da dipinti su tavola
nel soffitto; in particolare, su tre pareti distinte sono la Terra,
il Fuoco e l’Acqua, mentre l’Aria è allegoricamente espressa dai
dipinto del soffitto. Nel soffitto, al centro, c’è “Saturno che
con la falce in mano mutila il Tempo” raffigurato come un vecchio
canuto; la mitologia narra che nella mutilazione il calore del cielo
fosse caduto in mare, generando Venere e con lei tutte le cose
corruttibili e caduche. I dipinti sono tutti di Cristofano Gherardi
detto il Doceno.
Per
saperne di più su questa sala si legga il file allegato Sala degli
Elementi tratto dal libro di Piero Bargellini “Scoperta di
Palazzo Vecchio” dell’editore Vallecchi, 1968.
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| Foto 4 |
Finita la visita
alla Sala degli Elementi abbiamo abbandonato frettolosamente il
Quartiere di Cosimo I (non ci siamo affacciati alla panoramica
Terrazza di Saturno, ecc.) e, passando per il ballatoio porticato
con vista dall’alto del Salone dei Cinquecento, siamo entrati nel
Quartiere di Eleonora di Toledo, consorte di Cosimo. Qui abbiamo
fatto una sosta nella Sala Verde, dove si trova la porta che dà
accesso al cavalcavia di via della Ninna che congiunge il Palazzo
Vecchio con gli Uffizi e quindi al Corridoio Vasariano: nella (Foto
4) è la porta grande dietro il gruppo dei partecipanti. In questa
sala un’altra porta dà accesso alla Cappella di Eleonora,
interamente affrescata dal Bronzino (Foto 5).
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Foto 5
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| foto 6 |
Usciti da questa
sala abbiamo attraversato le altre sale di questo quartiere, senza
soffermarci, fino alla Sala delle Udienze e all’attigua Sala dei
Gigli. Una curiosità ci è stata segnalata da Francesca circa la
parete che separa le due suddette sale (Foto 6), dal lato Udienza
affrescata, come tutta la sala, da Cecchin Salviati. Siccome le due
sale corrispondono al Salone dei Duecento, nel piano sottostante,
tale parete è in falso (cioè tenuta dal solaio del salone
sottostante) per cui è stato necessario costruire una parete
leggera, non in muratura; infatti essa è costituita da un telaio
ligneo, con ai due lati dei cannicciati per consentire l’intonacatura
(una crepa non problematica nella parete ne dà conferma).
Dalla Sala dei
Gigli si entra nella Sala del Mappamondo (dove gli armadi, che un
tempo fungevano da guardaroba, sono celati dai pannelli con le carte
geografiche) per passare attraverso una porta celata dietro un
pannello con dipinto una parte di Asia Minore per scendere all’unica
parte del percorso di oggi non accessibile se non guidati: la
Terrazza delle donne.
Di questa terrazza
così narra il Bargellini (opera citata sopra):
“Essendo la
famiglia di Cosimo ed Eleonora piuttosto numerosa, coi loro nove
figli, non doveva stare comoda in quel vecchio palazzo. Per questo il
Vasari mise in comunicazione con la Sala verde (lato opposto da dove
siamo entrati oggi) una terrazza interna, dove donne e bambini
potevano prendere un po’ d’aria, dietro a tende scorrevoli (di
cui sono rimaste le piccole carrucole ai muri) per non essere viste
dalle finestre del Palazzo. Le decorazioni parietali offrono vedute
di paesaggi ideali e d’animali piacevoli”.
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| Foto 7 |
Noi abbiamo
approfittato proprio della terrazza per uno sguardo al retro della
parte più vecchia del Palazzo, ma anche per riposare un po’ sulla
panca di pietra o seggiolone (Foto 7).
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foto 8
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| Foto 9 |
A metà della
terrazza, per i giorni piovosi, fu costruita una stanza da lavoro o
di soggiorno con la volta decorata con belle, leggere ed eleganti
grottesche (Foto 8) da Tommaso di Battista del Verrochio. Sempre il
Bargellini ci racconta che “per dare modo alle donne di curiosare
su ciò che accadeva nel Salone dei ricevimenti (Salone dei
Cinquecento), nell’alto della stanza si apriva una finestrella
perfettamente mimetizzata, perché chiusa da uno sportello a traforo,
secondo il disegno della decorazione dipinta dentro il Salone.”
(Foto 9).
Con questo
soggiorno o stanza da lavoro delle donne si è conclusa la visita e
siamo tornati nella Sala del Mappamondo dove la nostra Francesca si è
accomiatata.
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| Foto 10 |
Essendo rimasti
liberi, abbiamo visitato questa sala ricca di rappresentazioni
geografiche oltre ad osservare la più grande “sfera terrestre”
di quel tempo (Foto 10), ordinata nel 1567 da Cosimo I ad Egnazio
Danti (Perugia, 1536 – Alatri, 1586), domenicano, al secolo
Pellegrino Rainaldo Danti, che è stato un matematico e astronomo,
operante alla stesura di molte delle carte geografiche lì presenti;
il mappamondo è stato completamente restaurato recentemente.
Il Danti lavorava
anche alla riforma del calendario; infatti ancora era in uso il
Calendario Giuliano, ma la sua inesattezza aveva portato a un ritardo
di circa 10 giorni sull’effettiva posizione della Terra lungo la
sua orbita, cosa che comportava un errore sulla determinazione della
data dell’equinozio di primavera, fulcro, nel Cristianesimo, per il
calcolo della domenica di Pasqua e delle ricorrenze del culto ad essa
collegate. Essendo Egnazio monaco del convento di Santa Maria
Novella, dove potava avanti i suoi studi per il nuovo calendario,
ancora oggi si vedono in facciata le armille equinoziali da lui fatte
costruire. Cosimo I era ben favorevole a promuovere tale riforma che,
se compiuta nel suo dominio, avrebbe dato origine al “Calendario
Cosimiano” oppure “Mediceo”, ma la morte lo colse nel 1574 e il
suo successore Francesco I non ne aveva alcun interesse e
soprattutto trovava la presenza del monaco alla corte fastidiosa,
data la vita che questo duca conduceva e per questo lo licenziò
indirettamente facendolo richiamare in convento dal priore di Santa
Maria Novella con la falsa accusa di comportamento immorale. Così il
giorno in cui dovette abbandonare la sua opera al Palazzo, lasciò
scritto il suo rammarico in greco (lingua morta per la corte) nel
cartiglio dell’ultima carta da lui dipinta (Foto 11).
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| Foto 11 |
Vicende successive
(troppo lunghe da raccontare qui), portarono il Danti prima a
Bologna, dove seguitò gli studi per il calendario, facendo costruire
la meridiana ancora oggi esistente in San Petronio, poi a Roma dove
fece parte della “Commissione” dei tre scienziati monaci e tre
laici costituita per la riforma del calendario, riforma che arrivò a
buon fine sotto il papato di Gregorio XIII (al secolo Ugo
Boncompagni) da cui viene il nome di Calendario Gregoriano.
Uscito di scena
Egnazio Danti, il lavoro cartografico continuò non Stefano
Bonsignori (Firenze, ? – Firenze, 1589), monaco Olivetano,
cartografo. Le carte da lui composte si distinguono da quelle del
Danti per una maggiore pittoricità della composizione, compresi i
cartigli esplicativi.
Questa in breve la
storia della Sala del Mappamondo, che in maniera ancora più succinta
ho spiegato ai partecipanti.
Volendo fare un
commento sulla visita guidata di oggi si può affermare che quella
precedente dei “Percorsi segreti”, fatta il 7 marzo 2025, è
risultata molto più avvincente di quest’ultima. Oltretutto, degli
ambienti “non visibili se non guidati”, l’unico è stato la
Terrazza delle donne con la stanza di soggiorno. È da lamentare
anche la frettolosità con cui si è svolta la visita, abbastanza
scarsa di particolari; sarebbe stato opportuno dedicare un tempo più
lungo, in particolare per il Salone dei Cinquecento.
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| Foto 12 |
Mi torna a mente, e
qui concludo, quando guidai la visita di un cospicuo gruppo di nostri
pensionati al Palazzo Vecchio; allora il Salone lo illustrai molto
dettagliatamente, data la storia che racconta. Fu una visita svolta
il 26 febbraio 2020 (vedere Foto 12 di gruppo di quella volta, nella
Sala degli Elementi): tredici giorni prima della grande serrata
decretata il 10 marzo di quell’anno per proclamata pandemia da
Covid-19!
Ringraziamo
Massimo per il suo continuo supporto alle nostre iniziative.
Ricordo il prossimo incontro organizzativo : mercoledi 22 ottobre ore 9,30 presso la Caffetteria di Via Cavour.